L’era della digitalizzazione ha trasformato le abitudini delle persone, che oggi passano molto tempo su web e social. Per questo le aziende dovrebbero essere presenti sui canali digitali, ma essere presenti è sufficiente per sfruttare le potenzialità della comunicazione digitale? Comunicazione digitale e social servono davvero alle aziende?

Ne parliamo nell’intervista a Gianluigi Bonanomi, Brand Journalist, Autore, Formatore del percorso Digital Skill per la Comunicazione e lo Sviluppo del Business di Sesvil University a Brescia.

 

  1. Comunicazione Digitale e Social per sviluppare il business aziendale: parliamo di strategie e strumenti davvero utili per le aziende e in che modo?

La comunicazione digitale, inclusa quella social, è ormai una priorità per le aziende da diversi punti di vista e per diversi reparti. Può essere utile per posizionarsi sul mercato (brand positioning), farsi pubblicità (digital advertising), acquisire nuovi clienti (lead generation e social selling), comunicare con i clienti già acquisiti (nurturing e retention), gestire la reputazione digitale (brand reputation), ricevere feedback sui prodotti e servizi e governare le critiche (monitoring e social customer care), coinvolgere dipendenti (brand advocacy) e trovare nuovi talenti (employer branding).

È chiaro che c’è modo e modo di fare comunicazione digitale. Quando è improvvisata, senza una strategia (per esempio un piano editoriale) e tattiche conseguenti, rischia di essere inefficace, a volte addirittura controproducente.

 

  1. La Comunicazione Digitale è dunque essenziale per l’azienda, se gestita in modo adeguato. Parliamo del percorso progettato con Sesvil University: cosa lo rende unico e diverso?

Il percorso proposto con Sesvil University è stato progettato per lavorare su un doppio binario: da una parte dare delle competenze personali, dall’altro delle competenze aziendali. Questo perché quando si parla di comunicazione digitale, e soprattutto di social, al centro ci sono sempre le persone.

Per esempio, se si cerca un’azienda su LinkedIn, prima si trovano le persone che vi lavorano. Se queste hanno un pessimo profilo personale, fanno danno a sé ma anche all’azienda. Quindi, per restare sul discorso LinkedIn, ci sarà una parte di ottimizzazione dei profili (con il metodo originale “LinkedIn10C”) e una parte di comunicazione corporate sulla pagina aziendale.

Per questi motivi il percorso è utile sia per chi lavora in azienda, ma anche per liberi professionisti. Direi che può risultare fondamentale anche per chi si occupa di comunicazione digitale in agenzie di P.R. o consulenti marketing.

Altra cosa che caratterizza il percorso è il lavoro su tre aspetti:

  1. strategia
  2. contenuti
  3. misurazione dei risultati

In ogni caso la comunicazione digitale oggi è diventata una skill fondamentale per qualsiasi professionista.

  1. Il primo modulo del percorso, Strategie di Comunicazione Digitale d’Impresa, si focalizza sulla scelta dei migliori canali web e sulla realizzazione di un piano editoriale efficace: ci puoi spiegare meglio a chi può servire questo modulo e come?

La strategia è fondamentale, perché lavorare solo su azioni tattiche, senza obiettivi chiari e raggiungibili, rischia di essere una perdita di tempo.

A volte titolari di impresa mi dicono: “Voglio andare su Instagram (o peggio, ultimamente, TikTok)!”. Io rispondo, provocatoriamente: “Perché?”. La contro-risposta è spesso desolante: “Perché ci sono i miei concorrenti”.

Tutto questo non ha alcun senso. Prima si parte dagli obiettivi, poi si stabiliscono quali sono i mezzi (per esempio il piano editoriale, cosa ben diversa dal calendario editoriale che ne è la realizzazione pratica), quindi i canali, per raggiungerli.

A proposito useremo la parte iniziale del percorso per raccontare il perché mettere al centro della propria strategia di comunicazione un social network è un errore.

 

  1. Il percorso prevede l’opportunità di sperimentare ciò che si apprende con esercitazioni pratiche ed anche la possibilità di approfondire i propri casi aziendali con sessioni formative extra one-to-one. Puoi darci qualche anteprima? Quanto queste modalità didattiche possono aiutare negli obiettivi della formazione?

La teoria senza pratica non ha alcun senso, figuriamoci in un corso di comunicazione digitale dove potremmo parlare per ore di algoritmi e best practice di Apple e simili senza che i partecipanti, poi, sappiano dove mettere le mani. Facciamo un esempio: esiste un metodo, chiamato C.A.R.P., per rispondere alle critiche online. Ma senza la prova pratica, l’applicazione sul campo, che senso avrebbe?

Altro esempio: che utilità avrebbe un corso sul public speaking senza dare la possibilità alle persone di preparare una propria presentazione e misurarsi con un discorso di fronte alla classe?

L’obiettivo formativo fondamentale è quello di rendere il più possibile autonomi i partecipanti al corso: devono mettersi in gioco. Dobbiamo metterci in gioco tutti.

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